12 maggio 2010

I bambini e la rabbia


Questa è una mail che ho ricevuto in questi giorni da un mio caro amico, è un po' lunghina (ed anche datata), però vale la pena di leggerla secondo me...
E' davvero stupefacente quanto i nostri bambini sappiano essere grandi, mi ricordo che anche io ero "così"...
poi dove mi sono persa???

La ricerca continua...

[Di Beatrice Taboga ]

C’è un piccolo gruppo di bambini, a Mestre, che si ritrova da due

anni, una volta la settimana, per praticare lo yoga. Stiamo lavorando
molto seriamente e i nostri rapporti stanno diventando sempre più di
‘vera amicizia’. Il gruppo è composto da bambini e bambine che hanno
dagli otto agli undici anni. Verso Natale dello scorso anno, dopo
lunghe discussioni e dettagliate riflessioni, abbiamo preparato un
programma di lavoro, come impegno per il 1996 dal titolo: ‘Sviluppare
la gentilezza’, articolato nei seguenti punti: 1) non prendere in giro
gli altri; 2) aiutare quelli che vediamo in difficoltà; 3) accorgersi
della bellezza della vita: adottare un albero o una piantina; 4)
alzarsi senza farsi pregare e sorridere; 5) non arrivare in ritardo;
6) cercare di non chiacchierare a scuola; 7) tutti i giorni un aiuto
in casa; 8) andare a letto all’ora giusta; 9) evitare di mangiare
porcherie, ma non esagerare con le diete; 10) prima di dormire,
ripetere: "Che io sia felice, libero da ogni sofferenza, protetto da
tutti i pericoli interni ed esterni; che tutti gli esseri umani, gli
animali, le piante possano essere felici".

Ogni bambino ha trascritto su un grande foglio questo programma, con
matite colorate o con i pennarelli, decorandolo e appendendolo nella
propria cameretta.

Le nostre riunioni funzionano così: ci sediamo in cerchio, ci
salutiamo e se qualcuno vuole condividere qualche problema o
difficoltà incontrati nel corso della settimana lo può fare,
altrimenti verifichiamo come procede il nostro programma: successi,
insuccessi, momenti di gioia. Ognuno succintamente racconta eventi,
sensazioni, emozioni, reazioni o risposte. Si cerca di mettere a fuoco
qualche idea o suggerimento che potrebbe essere utile a tutti. Poi si
comincia la pratica degli asana (posture yoga tenute in immobilità).
Si porta tutta l’attenzione all’ascolto del respiro (dove va a
stabilirsi?) e alle sensazioni fisiche (quali parti si rilassano,
quali si contraggono?) cercando di realizzare un’armonia
respiro-movimento-consapevolezza.

I bambini sono sempre molto interessati all’ascolto del respiro. Io
per prima sono rimasta sorpresa nel notare quanto questo ascolto li
coinvolga, li diverta. Dopo circa 40 minuti di asana ci rilassiamo per
altri 15/20 minuti.

Quando finalmente siamo calmi e aperti all’ascolto, leggo dei passi
del libro di Thich Nhat Hanh sulla vita del Buddha. Ho iniziato con la
storia di Svasti, un piccolo guardiano di bufali di undici anni, che
diventerà poi un discepolo del Buddha. I bambini si sono così
entusiasmati e identificati da farmi decidere di mantenere Svasti come
‘filo conduttore’ delle storie che via via racconto. Alla fine della
lettura, che in qualche modo cerca di collegarsi ai problemi emersi, i
bambini rappresentano con un disegno ciò che li ha colpiti di più
della storia o scrivono alcune loro riflessioni: prima di concludere
ci concentriamo sul respiro per cinque o dieci minuti e poi ci
salutiamo.

Per questi bambini, pian piano, Thich Nhat Hanh è diventato un maestro
noto, conosciuto soprattutto come l’autore del libro di Svasti.

L’anno scorso, sollecitati da queste letture, abbiamo dato più spazio
alla consapevolezza dei comportamenti o delle situazioni che ci fanno
soffrire di più: non sentirsi accettati, essere presi in giro,
sentirsi soli, capire che quasi nessuno molto spesso ha tempo e voglia
di ascoltarti. Abbiamo così cominciato a scoprire le cause dei nostri
malesseri e dispiaceri.

Abbiamo osservato che talvolta proprio una nostra azione di generosità
o di gentilezza si trasformava in delusione, avversione o rabbia.
Questo perché "nessuno se ne accorge che sono stata/o gentile"...
"nessuno mi apprezza"... "nessuno mi ringrazia". Un bambino ha
raccontato che da giorni e giorni apparecchiava e sparecchiava la
tavola "con tanto amore", spiando sempre per scoprire la "sorpresa e
la contentezza" della sua mamma, ma lei non si è accorta della sua
gentilezza.

Questa esperienza è stata generale: nessuno è sembrato accorgersi — o
quasi nessuno — degli sforzi dei bambini, del loro impegno, del loro
amore. "Eppure quando non mi comporto bene se ne accorgono subito!".
Rinforzando le nostre qualità positive, ci sarà sempre meno spazio per
quelle negative: ce lo siamo ripetuti molte volte per darci coraggio e
per non scoraggiarci. Ci siamo però chiesti: come mai ciò non accade?
"Com’è che nessuno se ne accorge?". Perché — abbiamo scoperto — quasi
nessuno "ascolta, vede e sente veramente". Abbiamo capito quindi che è
molto importante "imparare ad ascoltare" nel senso di "imparare a
vedere, udire, sentire". "Già solo questo — ha detto una bambina — ci
farebbe vivere molto, ma molto meglio".

La scoperta che più ci ha interessato e coinvolto nei primi mesi
dell’anno è stata, però, quella di accorgerci che l’emozione più forte
che provavamo durante la giornata, e che ci condizionava per ore era
la rabbia, che è diventata così oggetto del nostro ascolto e delle
nostre riflessioni.

È stato molto liberatorio rendersi conto che tutti provavamo, anche se
per motivi diversi, questa emozione, e che di queste brutte sensazioni
se ne poteva parlare; nessuno era più solo a sentirsi a volte cattivo
e violento, sensazione che provoca sofferenza non solo negli altri, ma
anche in noi stessi.

Ecco come alcuni bambini hanno descritto la rabbia e l’avversione:

"Dentro di me c’è un cerino e quando mi prendono in giro è come se
l’accendessero, e dopo un po’ sono tutto infiammato...". "Io sento che
c’è come un filo che mi attraversa e mi collega a tutti coloro che mi
stanno intorno. Il filo attraversa un prato che c’è dentro di me: metà
prato è amicizia, metà prato è rabbia. Quando mi prendono in giro la
rabbia occupa tutto il prato, s’alza in alto, spacca il filo. La
rabbia è molto più forte dell’amicizia e con tanta fatica, dopo, devo
cercare di riannodare il filo. A volte è difficile e sto male quando
mi sento ‘spaccata’ dagli altri. La rabbia è molto più forte,
perché?...".

Alla lezione successiva ho chiesto: "Abbiamo noi una cosa che è sempre
con noi e che ci può aiutare a restare calmi dentro?". Dopo le ipotesi
più fantasiose, finalmente la scoperta: il respiro. "Ma come mai non
ci abbiamo pensato prima?" ha esclamato un bambino.

"Siamo capaci di accorgerci che si sta levando il vento della
rabbia?". Abbiamo provato: i bambini hanno immaginato (seduti, occhi
chiusi) una delle ultime arrabbiature, cercando di seguire con
attenzione cosa succedeva dentro il corpo:

"Comincia con una piccola vibrazione, che cresce, cresce, e alla fine
tutto il mio corpo trema".

"La pancia si chiude, anche i denti".

"Lo stomaco si attorciglia".

"Si chiudono stomaco e gola, mi tremano le mani, vogliono menare"; ecc.

Alla fine abbiamo respirato per circa dieci minuti insieme; espirando,
piano, piano, cercavamo di far uscire la rabbia, inspirando lentamente
cercavamo di far entrare la tranquillità e la pace.

La conclusione dei bambini è stata che "funzionava un po’". Per alcune
settimane abbiamo cercato di individuare il momento e il modo in cui
ognuno di loro potesse allenarsi ad ascoltare il respiro: chi
sedendosi appena alzato la mattina, chi camminando lentamente tornando
o andando a scuola, chi prima di fare i compiti. A volte i bambini
tornano a lezione dicendo di aver provato, ma che non funziona: spesso
spiego che per aiutarli, io mi baso sulla mia esperienza e sul mio
intuito. Spesso vorrei esser capace di capirli di più e consigliarli
meglio. Anch’io sto lavorando — come loro — su di me, sugli stessi
problemi, e sperimento spesso quanto sia difficile quando la
gentilezza, l’amore, ma soprattutto la pazienza se ne vanno o si
affievoliscono. Ma poi è così bello ritrovarli che ci riprovo sempre!

Proprio mentre riflettevamo su questi temi ci giunse la notizia che
Thich Nhat Hanh sarebbe venuto a Venezia. "Vogliamo provare a
chiedergli un incontro?" chiesi ai bambini, e subito preparammo questa
lettera

5 marzo 1996. Caro maestro Thich Nhat Hanh, siamo un gruppo di bambini
che vivono a Mestre e che seguono un corso di yoga. Abbiamo saputo che
verrai a Venezia; immaginiamo che non avrai molto tempo libero perché
un mucchio di gente vorrà approfittare dell’occasione per conoscerti.
A noi piacerebbe tanto che tu ci facessi una piccola lezione o anche
fare una breve meditazione con te. La nostra insegnante ci ha letto
delle parti del tuo libro sul Buddha, soprattutto la storia di Svasti.
Queste letture e riflessioni che abbiamo fatto tutti insieme ci hanno
aiutato a comprendere che tutti gli esseri umani sono uguali e che
ognuno di loro e quindi noi — se lo vogliamo — possiamo essere buoni o
diventare buoni. Speriamo tanto che ci sia possibile conoscerti
personalmente e magari, anche, meditare qualche minuto insieme. Grazie
mille. Ciao da Marta Ferrara, Francesco Levorato, Tommaso Barbieri,
Elisabetta Giotto, Alvise Nart, Lucalorenzo Ferro, Enrico Calzavara,
Maria Teresa Lorusso, Jacopo Serena, Chiara Privato.

Dopo circa una settimana uno degli organizzatori mi chiese di
descrivere succintamente il gruppo di bambini e le loro richieste a
Thich Nhat Hanh.

Preparai la lettera che parlava del programma 1996 e del nostro lavoro
sulla rabbia, la lessi ai bambini, sistemammo meglio alcune loro
frasi, poi decidemmo di spedirla col fax. Alcuni giorni dopo venni
informata per telefono che sarebbe stata riservata una fila di posti
per i bambini presso l’Auditorium dell’Università di Ca’ Foscari, dove
Thich Nhat Hanh avrebbe tenuto la sua conferenza il 19 marzo.

Alla riunione con i bambini dissi solo questo, tacendo sul fatto che
forse domenica saremmo potuti addirittura andare a pranzo con lui. Non
volevo creare troppe aspettative e possibili delusioni, ma cominciai a
essere emozionata anch’io. Decidemmo con i bambini che domenica
sarebbe stata una giornata speciale e l’avremmo trascorsa tutti
insieme a Venezia.

In campo San Tomà ci vennero incontro tre monache e due monaci. I
bambini accorsero e si fermarono a bocca aperta davanti al gruppo:
saranno stati i vestiti, i capelli rasati, la sorpresa; nei loro occhi
vidi scorrere la domanda: "Qual è il maestro?". Non si capiva neppure
se fossero maschi o femmine, a parte due monaci chiaramente
occidentali.

Ci dissero che Thich Nhat Hanh era arrivato stanco in conseguenza del
ritiro di Roma e voleva riposarsi; l’avremmo visto nel pomeriggio.

Seduti, al tavolo del ristorante, ci presentammo tutti reciprocamente.
I bambini erano felici.

Ci avevano riservato una stanza, così nessuno ci avrebbe disturbato;
fece le presentazioni e condusse per un po’ la conversazione Sister
Phuong prima di essere travolta dalle domande dei ragazzi: "Dov’è il
Vietnam?". "Come ti trovi qui?". "Hai bambini?". "Perché sei qui?".
"Che cosa mangiate voi in Vietnam?" e così di seguito, abbastanza
calmi ma inarrestabili e sempre più precisi e in profondità.

Quando tutte le pizze furono arrivate, Sister Phuong insegnò a
mangiare con consapevolezza: "Guardiamo per qualche attimo in silenzio
il nostro piatto: guardiamo forme, colori, sentiamo il profumo che
sale dalla pizza. Pensate quante cose sono successe, quanto tempo ci è
voluto perché queste cose arrivassero sul nostro piatto: seminare il
grano, piantare i pomodori, allevare la mucca, fare il formaggio e
quanto anche la natura ha contribuito a far crescere, maturare...
acqua, sole, terra... Lo sapete quanto ci mette un pomodoro a
maturare? E una patata? Ora prepariamoci a gustare in silenzio il
gusto di questa pizza: che cosa sentiamo in bocca? Quanto dura il
gusto? Distinguete con il gusto i vari ingredienti? Sentite la pizza
in bocca, poi va giù... Ascoltiamo in silenzio, anche mentre beviamo
la Coca Cola e le aranciate".

"Cercate sempre di mangiare così, in piena consapevolezza" ha
suggerito alla fine Sister Phuong.

Una bambina disse che sarebbe stato bello, ma come avrebbe potuto
farlo lei se il suo cibo preferito era pollo con le patatine? "Non
posso mangiarlo, pensando a come e quando l’hanno ucciso!". Sister
Phuong rispose che anche in Vietnam preparavano il pollo arrosto e
anche a lei, da piccola, mangiare il pollo era piaciuto moltissimo.
"Anche ora — aggiunse — se ne riconosco da qualche parte il profumo mi
viene l’acquolina in bocca, ma per quel mio piccolo piacere, penso
poi, posso lasciar uccidere milioni di animali? Pensateci un po’: come
ci sta il pollo? Mi hanno detto che state cercando di liberarvi dalla
rabbia, quindi avete sentito che è più bello riuscire a essere buoni,
non violenti. Non vi pare che dovremmo evitare di provocare violenza e
sofferenza, quando possiamo?". I bambini annuirono in silenzio. La
bambina, pensierosa disse all’amica "Come facciamo adesso? Non fa una
grinza questo ragionamento!".

Incamminandosi lentamente verso il luogo della conferenza Sister
Phuong insegnò ai bambini come camminare consapevolmente. L’impresa li
impegnò per cinque minuti, poi volarono via come colombi e li
ritrovammo già seduti nella fila di posti riservata a loro. Erano
tutt’occhi e tutt’orecchi (e tutto cuore) mentre ascoltavano la
conferenza di Thich Nhat Hanh, prendendo anche appunti, come avevano
visto fare ai grandi. Il tema del discorso era: La meditazione ci
rende liberi.

Thich Nhat Hanh alla fine disse: "Scusate, ma devo dire alcune cose a
questi bambini che stanno cercando di capire cos’è la rabbia...
sentite, io penso che a volte va bene essere arrabbiati, ma dobbiamo
sapere cosa fare con la rabbia. È umano arrabbiarsi, ma se non abbiamo
cura della nostra rabbia, possiamo dire o fare cose che causano dolore
a noi e agli altri. Che cosa vogliono i bambini dai loro genitori
quando si arrabbiano? Prima di venire qui l’ho chiesto ad alcuni
bambini e li ho consigliati di riflettere un po’ su che cosa
vorrebbero che i loro genitori facessero quando loro sono arrabbiati.
Alcuni hanno risposto che vorrebbero stare tranquilli e da soli per un
po’, altri vorrebbero che i genitori comprendessero i motivi della
loro arrabbiatura. Dobbiamo sapere tutti che quando siamo arrabbiati
non sappiamo più quello che facciamo o diciamo, possiamo arrivare
addirittura a odiare qualcuno, pensare che non ci vuole più bene e
invece, magari, è proprio quella la persona che ci ama di più. Se
vostro padre e vostra madre non vi amano, chi vi potrebbe amare di
più? Ma quando siete arrabbiati pensate che la mamma non vi voglia più
bene. Questo può accadere anche a noi adulti: anche ai grandi succede
di arrabbiarsi, magari con la persona che amano di più.

Allora che fare quando ci arrabbiamo?

1)Ricordarci, se è la mamma, che quella è la persona che ci ama di più al mondo;

2)Ricordarci che è quella che noi amiamo di più al mondo. Magari
ripetiamocelo spesso questo, come se fosse un mantra, così quando ci
arrabbiamo ci ricorderemo subito che quella è la persona che più
amiamo al mondo.

3)Che cosa succederebbe se questa persona non esistesse più? Voi
sareste molto infelici.

Praticando quindi la visione profonda, cerchiamo di riflettere;
scegliete e scrivete la frase che preferite.

Quando vi arrabbiate cercate — è molto importante! — di non fare e non
dire niente. Qualsiasi cosa facciate o diciate è molto pericolosa: può
distruggere molto e rendere il vostro rapporto peggiore. È molto
facile, quando siamo arrabbiati, dire delle cose crudeli; è molto più
difficile farle scomparire dopo averle dette.

Quando siete arrabbiati allora — ricordatevelo! — non dite e non fate
nulla, assolutamente niente. Andate fuori e fate la meditazione
camminata: inspirando fate due passi, espirando fate due passi, dopo
solo un minuto vedrete che vi sentite meglio, allora tirate fuori il
foglietto e cominciate a ripetere la frase che avete scritto e
leggendola ripetutamente, continuate a camminare, inspirando ed
espirando e dopo soli cinque minuti vi sentirete molto meglio. Se il
bambino è arrabbiato con la mamma potrebbe fare la camminata col papà
e viceversa: è importante che il genitore che lo accompagna non sia
arrabbiato con lui.

Vi do anche un suggerimento: tenetevi un piccolo specchio sempre in
tasca e, quando vi arrabbiate, guardatevi nello specchio: il Buddha ha
detto che, se quando vi arrabbiate pensaste al vostro viso, sentireste
che non è bello. Possiamo anche fare così: inspirando, so che sono
arrabbiato, espirando so che non sono molto bello in questo momento.

Allora sorridete e, anche se in quel momento non provate esattamente
gioia, apparirete meglio e più presentabili in società: la meraviglia
di un sorriso di per sé toglie la tensione ed è una pratica di yoga.

Quando siamo arrabbiati i muscoli del viso diventano contratti, se
sorridete quei muscoli si rilassano e voi non solo apparirete più
belli, ma vi sentirete meglio, perché quello che succede sul corpo ha
effetto sulla vostra mente.

Vi potrà piacere molto la meditazione camminata se proverete a
praticarla per una settimana. Facendo due passi inspirate e ripetete
‘Sono arrivato, sono arrivato’. Facendo altri due passi espirate e
dite ‘Sono a casa, sono a casa’. Perché la meditazione camminata è
essere nel momento presente, non arrivare da qualche parte. Il momento
presente è l’unico in cui è presente la vita; il Buddha ci ha detto
che la vera pace e la felicità sono solo nel momento presente. Non
dobbiamo morire per arrivare nel regno di Dio, dobbiamo svegliarci per
essere vivi e fare un passo nel regno della felicità e della gioia,
nella terra del Buddha, riunendo il corpo e la mente nel momento
presente".

Così Thich Nhat Hanh, conclusa la sua conferenza, ci salutò, e noi
piano piano ci incamminammo verso casa.




11 maggio 2010

In una giornata di sole


Uno dei miei ultimi scatti, in una delle prime giornate di sole di questa pigra primavera...
(consiglio una visione zoom qui)

4 febbraio 2010

Ancora!




No, non mollo. Non voglio!
E' dura, durissima... gli ultimi 7 mesi sono stati tanto impegnativi, i prossimi forse lo saranno ancora di più.
Per essere ottimista dirò che sono sull'orlo di una crisi di nervi, in realtà ci sono già dentro fino al collo da un pezzo, ma io sono una roccia.
Mi sgretolo e mi ricompongo a seconda dei giorni, dei minuti, dei secondi.
Non abbandonerò questo spazio.
Questo è il mio diario, la mia memoria.
Deficito moltissimo di quest'ultima, me ne sono accorta in vari modi, sarà la stanchezza, sarà l'età (seeee Matusalemme ahahaha)... non posso buttare via i miei giorni, per quanto disperati, senza averne un riscontro per il domani.
Sembrano sciocchezze eppure sarà bello per me apprezzare queste fatiche quotidiane, i miei dubbi, i miei sfoghi, le mie gioie...
Non posso proprio lasciare che questo angolo di me muoia agonizzante in silenzio!

Ecco quindi un succinto resoconto:
L'Infanta Imperatrice soffre di un evidente trauma di gelosia dopo l'arrivo dello Zar... si sa in due non si regna bene per niente, i territori vanno divisi, così come gli svaghi e le coccole, anche se sembrava tutto ok in effetti non lo è per niente.
Il piccolo terremoto andava chiamato Ivan, come sostenevo io, in quanto è davvero terribile.
Negli ultimi 8 mesi posso contare le notti in cui ho dormito consecutivamente più di 4 ore sulle dita di una mano... forse due, ma non di più.
Questo per qualcuno che mi conosca almeno un po' SA che è un GRAVE problema per la mia mente pigra.
Nonostante tutto sono ancora viva e vegeta, anche se isterica.
La mia già scarsa scorta di pazienza è diventata ridottissima, ma resiste e di questo ne sono più che stupita, quindi sono fiera di me.
La mia linea è da buttare e ridisegnare daccapo (anche questo è un problema non da poco per la mia mente malata).
Il Generale ha cambiato lavoro (finalmente!), quindi è passato dalla cassaintegrazione agli straordinari plurimi compresi i sabati e prossimamente pure le domeniche!
Il nostro rapporto quindi è solidamente fragile, insomma non ci vediamo mai ma ci amiamo tanto :)
Lui quando può mi dà sempre una mano, peccato che io non gli sia mai abbastanza grata nel momento in cui accade!
In genere mi sfogo su di lui nei modi peggiori, ma lui è il mio angelo e sopporta all'infinito, nessuno al mondo può eguagliarlo.
Che altro dire?
Ah si adesso ho il Bimby e chi non sa cosa sia... cicca!

Sono tornata ad ascoltare (e cantare, rigorosamente entro le mura domestiche e in macchina) musica che merita di essere chiamata sacra (questo qua sotto è il mio tormentone del momento... non fatevi spaventare) mi serviva davvero!



See you soon!!!

Ps. vi piace il mio nuovo vestitino dark? Si può migliorare, ma x ora mi sento così...


5 agosto 2009

29 luglio 2009

Welcome!!!

Eccomi di ritorno!
Il 21 Luglio alle ore 14.55 è nato Alessio, il nostro erede maschio!
L'intervento è stata un po' doloroso ma, in compenso, il decorso post-operatorio fortunatamente sembra andare molto meglio di due anni fa con l'Infanta.
Lo Zar pesava 3.140 gr ed era lungo 50 cm, aveva unghiette lunghe e affilate (io me lo sentivo da come mi graffiava la pancia!!!), ed una bella testa mora di capelli.
Personalmente non riesco ad attribuirgli somiglianza alcuna a genitori o parenti, momentaneamente mi astengo e sto a guardare il toto-scommesse che si è scatenato "ma ha il naso di... gli occhi di... le espressioni di..." etc etc.
Io per ora sto benone, la crisi psicologica si scatena solo in certi orari e pare limitarsi, speriamo di uscirne indenni!
La mia, nostra, grande fortuna è quella di avere una famiglia che ci aiuta e ci sostiene, ci ospita, ci nutre, ci coccola e ci dà tanta forza per superare questi primi difficili giorni.
Il Generale è stato splendido ancora una volta e fa sempre del suo meglio per essere un ottimo papà e un bravo marito, senza di lui sarei veramente poca cosa, grazie Amore! (Che tristezza pensare che la prossima settimana sarà al lavoro!!!)
L'Infanta dal canto suo vive la villeggiatura dai nonni in modo splendido, la piccola selvaggia vaga per orti e giardini senza inibizioni di sorta, scatenando tutta la sua vitalità con la madre terra e con chiunque le dia retta... (menzioniamo anche il povero gatto che si fa prendere per i fondelli come uno sciocco da una ciotola vuota che si sposta, hehehehe....)
Insomma per ora tutto ok e in seguito speriamo sempre meglio!

19 luglio 2009

Musica è...



Eros Ramazzotti - Occhi di Speranza

Una delle canzoni più belle mai scritte e cantate.




Sogni - Raf

Oggi sono in vena di "vecchie" e belle perle ...

17 luglio 2009

Ali


Sono le 5.13.
Sono sveglia dalle 3.30.
Mi sono alzata per uno spuntino… la fame è sempre in agguato quando si pensa troppo.
Il mio comportamento mentale è a dir poco abominevole.
In ultima analisi la mia sofferenza (autogenerata) è decisamente fuori luogo e senza senso.
OK gli sbalzi d’umore, quelli di ormoni ecc ecc ecc … ma … a cosa serve VERAMENTE autoflagellarsi a questo modo?
Quale insano meccanismo innesta questo attaccamento ad uno stato emotivo così negativo?
Non lo so. Cerchiamolo.
Ricerca di commiserazione, dialogo, comprensione, affetto, attenzione? Da chi, da che cosa? Se mi tengo tutto dentro e non ne parlo a nessuno? (Inconscia speranza che qualcuno te lo chieda???)
Vittimismo? Probabile.
Depressione pre-partum? Ma non diciamo fesserie per favore!
Cazzo, il DonPa aveva ragione anche questa volta.
Se vivi nel passato e nel futuro non hai mai quello che vuoi, ottieni solo sofferenza.
Analizzando questo caso specifico: mi sto letteralmente torturando il cervello perché VOGLIO un parto naturale, perché nessuno (sano di mente) farebbe un intervento chirurgico “agratis” così perché l’ha detto Tizio, Caio o Sempronio, però il piccolo non ne vuole sapere (perché è presto, giustamente, IO lo so).
Quindi si ravana nel passato e si ripassano tutti i momenti brutti del precedente cesareo, con insistenza, poi ci si proietta al futuro e ci si fanno filmini di ogni genere su quello che ancora non è accaduto…
Non è pazzesco???
A parte il nobile intento di voler seguire un ordine “naturale” delle cose… tutto il resto è … è … non mi viene una parola abbastanza incisiva… (mettiamo in bocca un altro Pandistelle) è pura follia.
E’ tempo ed energia sprecata.
E’ sofferenza.
E’ stupidità.
E’ insonnia… e a me piace dormire!!!
Allora, se un problema si incomincia a risolvere quando si accetta la propria situazione/vita, vogliamo o non vogliamo smettere di farci pare mentali???
Stamattina in macchina ascoltavo una canzone che ha innescato questo ragionamento, ma è l’accettazione la parte più complessa, è il muro dell’ego che non vuole cedere, che dice “Ah, sì, poverina come soffri, te lo meriti! Così impari, cresci!!!” Ma cosa??? Ma che cosa vuoi da me mente bacata??? Io sto bene quando sono felice non quando sto di merda!!!
E allora basta no???
Sta per arrivare un pupo adorabile, parto naturale o no, fra poco cullerò tra le braccia una nuova vita!
Bastaaa!

Giocano in cielo e volano verso il sole
Figlie del vento in questo pianeta blu
Se volano indietro perdono il vento e non c’è più cielo per cui volare
Tu lo sai
Specchio al passato il cuore non sente più
Specchio al futuro è cieco di buio in te
Ieri e domani la tua prigione è tutta lì
Senza cielo sei
Non avrai che nulla in cambio
Così stretto al tuo passato
Tra le braccia incerte del futuro
Non troverai un po’ di pace
Come le Ali si aprono per volare
Apri al presente è l’unico cielo che hai!
Se perdi le Ali si chiude la rete dentro te
Vivi ora e qui
Volo al presente brezza o tempesta in te
Volo al presente, volo verso te
Tu lo sai
Sono in te le mie sorgenti
Sono in te i piani del mio cuore
Ogni istante è un grembo di cielo dove rinasco ADESSO

(Salmo 87,7 Da "Ut" - Paolo Spoladore)

12 luglio 2009

Gran finale


Tra le esperienze che mi mancavano nella vita sicuramente c’era questa: alzarsi alle 5.30 del mattino (non si può più chiamare notte, dai!) per mangiarsi una nocepesca… e poi mettersi a scrivere nel proprio spazio cibernetico, quasi abbandonato, vagamente morente di solitudine (il blog!).
[Maledetto facebook!!!]
Ecco, adesso posso aggiungere nel taccuino anche questo.
La nocepesca era anche buona, pur preferendo le pesche, quelle pelose, ma avendo solo quella nel cesto della frutta non potevo che arrendermi e azzannare quella, piuttosto che una merendina.
Per amor di cronaca va detto che sono una balenottera azzurra…
Ormai mancano pochi giorni alla nascita del famoso “erede maschio”, il signorino è qui nel pancione che si dimena come un forsennato, ma ancora non si decide e, se non si dà una mossa di quelle giuste, fra 9 giorni verrà estratto con la delicata forza del bisturi dai medici, che tristezza!
Sì per me è triste pensare che di due bambini nessuno sia nato con parto spontaneo, perciò spero ancora che in questa settimana accada quell’imprevisto che mi farebbe sentire una donna realizzata; forse sono egoista, forse voglio solo aggiungere a quel famoso taccuino delle esperienze una nota in più, però trovo che una nascita “volontaria” abbia un senso maggiore di voglia di vivere rispetto ad un freddo intervento.
In questi casi comunque si dice che l’importante è che alla fine nasca, che sia sano, che stia bene e che sia buono, ed è quello che tutti ci auguriamo.

In tutto questo popò di frangente mi era arrivata anche l’occasione di tornare a lavorare, cosa che nonostante io deprechi, ultimamente non avrei disdegnato…
Mi spiego meglio: secondo me le mamme dovrebbero stare a casa con i propri figli, soprattutto finchè sono piccoli e non vanno a scuola, però data la corrente situazione economica, il mio morale un po’a terra ed una mai estinta voglia di vita sociale, avrei spezzato una lancia a favore di un part-time.
Insomma, sono un po’ stufa di vedere solo mura domestiche e pannolini, ma è inutile, dovrò adattarmici ancora per un po’, magari poi mi passa e mio marito diventa un dirigente di alto livello che mi fa diventare una signora e non ho più bisogno di niente (ah ah ah ah )!!!!
Mai rinunciare ai sogni :)
Come ultimo pensierino della … mattina presto mi va di dirvi che mi manca tanto il mare.
Questo è il terzo anno consecutivo in cui non lo vedo neanche di striscio… e ciò provoca in me una profonda tristezza, ma speriamo nell’anno venturo, perché questo non vedo l’ora che finisca!

Buone ferie a chi le fa… pensateci!

25 maggio 2009

Facce da angeli

Ogni tanto torno qui, nella mia casetta virtuale, a depositare memorie e rendiconti della nostra vita quotidiana.
In proposito è il caso di rimarcare che in questi giorni fa un caldo veramente insopportabile, se non ve ne foste accorti allora vuol dire che: o siete morti e non lo sapete, o non guardate il telegiornale, dove ve lo ricordano ad ogni edizione.
Il mio stadio di gravida (che termine... sembra da bestie) accentua la percezione del calore, dell'afa, della stanchezza e della spossatezza, pur controvoglia oggi è il secondo giorno che ci diamo dentro di condizionatore, il che fa venire i brividi al portafogli, a maggio già ridotti così è una tragedia, ma io confido nelle previsioni meteo ottimistiche che danno in arrivo una ondata di maltempo con relativo abbassamento della temperatura che dovrebbe riportarci ad una "normalità" climatica.
Una volta terminate le quisquilie passiamo alle cose serie...
Mercoledì scorso è stato il compleanno della mia meravigliosa mamma ed a tal proposito mi sono allenata in arte pasticcera, il risultato è stato apprezzabile, sia in gusto sia in estetica, lo sforzo e lo studio sono stati ripagati una volta tanto!
Si sa che quando ci si impegna a fare qualcosa che piace la "fatica" si sente meno e non c'è niente di più bello che far da mangiare per le persone che ami, è una vera soddisfazione nutrire d'amore i propri cari, le calorie invece ... beh sono un'altra storia!


L'altro avvenimento straordinario è stata l'ultima ecografia al nascituro, un'esperienza indimenticabile in quanto l'ecografista aveva l'apparecchio superspeciale che elabora le immagini in tre dimensioni ( e io non lo sapevo).
Altre gestanti mi aveveno detto che era una bella esperienza, ma io non avevo dato molto peso alle loro parole, pensando che comunque quel che si vede dall'esame normale è già molto, invece sbagliavo alla grande, perchè l'emozione per questo regalo inaspettato è stata fortissima ed ha creato, se possibile, un legame ancora più stretto col nostro frugoletto, dopo averlo visto letteralmente in faccia attraverso la pancia.
Straordinario veramente.
Pensate che si succhiava il pollice e si dava i bacetti al braccio... e sorrideva, e muoveva quell'adorabile boccuccia... si lo so sono tutti movimenti pressochè involontari... però, ragazzi, li faceva... ed è solo un chilo e mezzo di pura bellezza!
Non potendo tenere per me tutto questo condivido con voi una delle immagini più belle perchè possiate farvi anche solo una vaga idea di quanto strabiliante è avere una "cosina" così nella pancia.


Alessio in 3D

E' arrivato poi il sabato, una vera catastrofe!!!
Dopo tante emozioni positive abbiamo rischiato la morte nel vero senso della parola, in quanto un povero cristo in una bellissima mercedes, non sappiamo se ubriaco o solo stupido, percorrendo ad altissima velocità un sottopassaggio infame fatto a curva ha invaso la nostra corsia e non ha accennato a spostarsi, sicchè ce lo siamo trovati davanti e ad oggi ancora non sappiamo come siamo sopravvissuti senza schiantarci nè su di lui nè sulle pareti in cemento che ci intrappolavano... una esperienza agghiacciante, anche perchè io stavo già male di mio per un colpo di freddo.
Immaginatevi di avere un gran mal di pancia, nausea, colpi di caldo e brividi di freddo, vertigini e vi manca anche un pochettino il respiro e poi di botto ti trovi in faccia la morte e urli a squarcigola perchè ci siamo proprio tutti in macchina, compresa la tua povera suocera, e hai appena visto tuo
figlio che sta per nascere e di fianco hai la tua bambina che non potresti più vivere senza... ed immagina solo per un istante che tutto sta per finire e hai perso l'occasione di abbracciare e parlare a chiunque per l'ultima volta...
E' tremendo.
A volte è un'esperienza che serve per ricordarsi quanto sia bello vivere, però si sta decisamente meglio senza.
Alla fine dopo un grande spavento (e una grande cacca) tutto si è pian piano ristabilito, ma non dimenticheremo mai quel momento ed io personalmente ho iniziato ad apprezzare molto gli angeli custodi, che ci siano o meno, per me ci hanno messo lo zampino.

Little Angel by Paigesmum on DeviantArt

7 maggio 2009

Sfighe e sogni

Bisogna proprio dirlo... è un periodo davvero di cacca.
Nonostante cerchi di essere ottimista (con enormi difficoltà data la mia indole) non riesco a venirne fuori piu di tanto!
Numerose sono le disavventure, dalla settimana di febbre dell'infanta ai miei frequenti malori, dai malumori lavorativi del Generale alla rottura della macchina di stasera, insomma, sigh sob, una sfiga dietro l'altra, diciamocelo!!!
Non so se augurarmi che il tempo passi in fretta nella speranza che "dopo" vada meglio, o cercare di mandare giù quello che capita alla meno peggio, non so decidermi.
MA, in tutto questo nero c'è una piccola luce che brilla, la mia passione per la cucina, in particolare per i dolci , sta diventando una curiosità inesauribile, mi documento e sperimento con risultati apprezzabili, questo almeno mi solleva il morale e mi dà uno sprint in più per sfogare in qualche modo la mia creatività sopita.
Adesso mi sto occupando molto di torte e decorazioni, per il compleanno della mia mamma (che è fra pochissimooooo) voglio fare davvero qualcosa di buono e soprattutto bellissimo, in quanto sarà il mio regalo, visti anche gli ultimi "incidenti" che minano pericolosamente l'economia domestica.
Nonostante tutto non riesco a smettere di guardare depliant di case....
Libertà dal condominio cercasi urgentemente!!!
Non che qui si stia poi male... però vuoi mettere la tua casetta, il tuo giardino (dove pianti finalmente i fiori che piacciono a te), far casino quando vuoi senza rompere a nessuno, nessuna noiosissima riunione con il famigerato amministratore, insomma, ci saranno dei costi in più, non dico di no, ma i vantaggi sono enormemente superiori!
Sì, voglio una vita in grande lo so, ma un giorno tutto si avvererà.